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Esportare A Dubai: Se Non Ora Quando?

Esportare a Dubai: se non ora quando?

Questo non è un post di storia dell’economia mondiale. Non è eppure un articolo pieno di frottole da Azzeccagarbugli per invogliarti a contattarci. Continua a leggere.

L’economia va male? Quale economia? 1

Tutti i mezzi di informazione del mondo, da oltre dieci anni, parlano di crisi economica.

Ma di quale crisi economica stanno parlando? Oramai possiamo affermare che si tratta di una sola che tutti noi conosciamo come “La grande recessione”, la seconda più grande crisi economica mondiale (dopo la grande depressione del 1929) che dagli Stati Uniti d’America nel 2007 ha contagiato a catena altre economie, compresi i paesi dell’Unione Europea.

È fuori dubbio che in questi anni moltissime imprese siano sparite dal mercato in capo a un giorno e altre sono in procinto di essere comprate per le più svariate ragioni, migliaia di aziende non hanno ancora trovato la formula per uscire dalla “loro” crisi ed altre sopravvivono fra alti e bassi influenzando la vita di lavoratori di ogni settore.

Ma quale economia è veramente in crisi: l’economia dell’Italia oppure l’andamento produttivo e finanziario della tua impresa?

Riflettiamo per un momento e cerchiamo di vedere l’argomento da una prospettiva più ampia.

A tutt’oggi ci sono ancora milioni di imprese che proprio durante gli anni della crisi economica hanno aumentato i profitti, hanno scoperto nuovi mercati e oggi fanno piani per un futuro ancora più florido.

Cerchiamo di essere anche lucidi e non diamo per scontato che se gli affari vanno bene per queste aziende la ragione risiede nel fatto che non pagano le tasse, hanno esportato i ricavi in paradisi fiscali e ogni altra distorsione che il nostro ego ci suggerisce per convincerci che quando le imprese “vanno bene” sotto c’è sempre qualcosa di losco.

Quindi quale economia va davvero male? La tua, quella del tuo concorrente, quella nazionale o europea, quella che ci racconta la tv ogni giorno o l’economista di turno?

Stiamo scrivendo fandonie per creare false speranze? Tutto il contrario.

Sono passati anni dal quel tragico 2007 (quando scoppiò la crisi del mercato immobiliare negli USA) ma ancora oggi milioni di imprenditori non hanno ancora deciso quali strumenti adottare per dare basi più solide alle proprie aziende e ripartire con nuovi strumenti, nuovi modi di lavorare ma, soprattutto, nuove modalità di decision making.

Perchè oramai è evidente che solo un tipo di azienda è in grado di avere successo anche durante momenti difficili, quando tutti tagliano gli investimenti sperando che il peggio non arrivi. Quel tipo di azienda ha tre caratteristiche nel suo DNA:

  1. capacità di valutare
  2. capacità di decidere
  3. capacità di innovare

La tua azienda ha queste caratteristiche? Allora possiamo parlare di internazionalizzazione. Puoi continuare a leggere questo articolo oppure compilare subito il modulo di contatto a fondo pagina.

I mercati non sono più quelli di prima, lo sappiamo tutti, i rapporti con gli stessi clienti sono cambiati, la fiducia nel futuro vacilla ogni giorno, gli investimenti sono fermi in tanti settori, ma chi ha mai detto che questi ed altri elementi fossero quelli giusti per gestire con profitto un’azienda?

Nulla è più come prima su tutti i mercati del pianeta: una sola però è immutata: l’atteggiamento mentale degli imprenditori che non hanno ancora adottato strategie di internazionalizzazione nonostante, come sta accadendo in Italia e in altre nazioni, il governo abbia approntato strumenti per favorire l’export, come, ad esempio, il credito di imposta del 50% per le attività di ricerca e sviluppo.

Molte aziende hanno capito che i mercati sui quali puntare, quelli emergenti e ricchi di opportunità che aspettano solo di essere colte, non sono più sotto casa oppure al massimo di là dal confine più vicino.

Dove trovo nuovi clienti se il mercato interno è bloccato?

I nuovi clienti con i quali tessere nuove relazioni commerciali, i distributori ai quali mostrare l’eccellenza del Made in Italy, le aziende interessate alla produzione tecnologica e industriale italiana, sono nel Golfo Persico, sono le aziende con sede nelle macro-aree geografiche denominate EMEA, SEMEA, MEMEA, IMEA, LATAM, APAC, e ancora Asean e Mercosur (per riferimenti e definizioni vedi la nostra pagina Glossario dell’internazionalizzazione)

Signori, l’Italia sì è collegata per la prima volta ad Internet nel 1986. Quanti anni volete ancora aspettare per iniziare a vedere il pianeta come un solo, enorme, mercato globale?

La mia impresa non vende online

È indubbio che una parte di imprese (sempre più piccola) non faccia vendite on-line, non abbia clienti che acquistano prodotti e servizi direttamente dai siti web. Non tutti sono commercianti o distributori di prodotti di massa.

Tuttavia, Internet resta lo strumento principale per trovare clienti, creare relazioni personali e commerciali, scoprire mercati in zone del mondo impensabili solo perché non fanno parte di quell’Occidente che non è più il centro degli scambi commerciali mondiali da diversi anni, cioè da quando Cina, India, Brasile e altre nazioni sono entrate in gioco, con tutta la forza di milioni di lavoratori a basso costo, di giovani che parlano correttamente due lingue se non di più e con lauree che servono ora, in questo momento storico.

È chiaro, direte voi, vogliono la loro fetta di torta che fino ad oggi l’Occidente ha tenuto per se. Non sempre è così: non vogliono tutti vincere guerre commerciali a suon di dazi e prodotti venduti al costo: ciò che vogliono è partecipare al mercato mondiale che fino ad oggi ha visto questi paesi ai margini. La tecnologia è la bacchetta magica che ha compiuto quel miracolo tanto atteso.

Grazie a Internet, i contadini di remote aree agricole africane conoscono in tempo reale la fluttuazione dei prezzi dei loro prodotti e di quelli dei loro concorrenti e oggi sono in grado di essere più aggiornati dal punto di vista tecnologico rispetto a un qualsiasi produttore agricolo di una provincia piemontese. Il futuro di Internet è in Africa, tanto per citare il creatore della Rete: Tim Berners-Lee. Ma vale anche per gli scambi commerciali, le partnership e gli accordi di distribuzione, le Joint Venture e tutte le altre forme di collaborazione economica, commerciale e finanziaria.

Esportare a Dubai: se non ora quando? Quando l’Expo 2020 sarà finita?

È grazie a Internet che hai scoperto la nostra organizzazione e sempre attraverso Internet puoi entrare in contatto con noi e chiederci informazioni su come esportare a Dubai e negli Emirati Arabi Uniti, puoi conoscere da vicino come le leggi che regolano i rapporti commerciali con paesi esteri non siano quell’intricato groviglio di burocrazia di cui quasi tutti gli imprenditori si preoccupano ancora prima di conoscere le opportunità di business. Forza dell’abitudine?

Noi operiamo a Dubai da molti anni e possiamo assicurare che le opportunità ci sono, le imprese emiratine cercano prodotti italiani d’eccellenza in diversi settori e sono pronte a fare affari, spesso entrando in partnership con le aziende italiane a condizioni vantaggiose perché vogliono che l’impresa italiana sia indipendente per garantire un rapporto commerciale equo e profittevole per entrambi gli attori dello scambio.

Desideri maggiori informazioni su come avviare uno scambio commerciale con aziende di Dubai e degli Emirati Arabi? Compila il modulo di contatto: un nostro responsabile commerciale ti contatterà al più presto possibile.

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Riferimenti

1 – Titolo ispirato da un video di Alfio Bardolla

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